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10 Febbraio 2015 - Per un aggiornato modo di Governo.

Il fatto indicibile degli assassinii di Charlie Hebdo ed il conseguente sbigottimento per "come sia stato possibile", nell'immediato ha portato a isolati commenti di "Je ne suis pas Charlie" ( vedi in RS - Opinioni ) via via condivisi non tanto per opinioni etiche o religiose ma proprio per il principio che la libertà è tale se pemette anche l'opposta opinione  altrui.
Ovvero il rispetto dell'altro non comporta la derisione del suo intimo sentire, in qualunque modo sia espresso, anche per satira.

Questo tragico inizio d'anno ha dunque evidenziato come anche iniziative individuali possano colpire organismi vitali di un paese, come e più sottilmente disarmanti di attacchi organizzati e pur sempre destabilizzanti come quello del 11 settembre ai grattacieli di N.Y.
In quest'epoca in cui l'individuo acquista più spazio e conoscenze per gestire la propria vita rispetto a quello dei poteri e delle istituzioni, si è avuto come un contraccolpo in cui siamo costretti a ripensare allo Stato ed alla Nazione come ancore di salvataggio per la vita di tutti i giorni.
Infatti mentre la quatidianità dell'informazione ci sommerge di commenti per le querelle nazionali e locali, dal fatto di Carlie Hebdo in piena Parigi la nostra attenzione viene presto rivolta alla guerra in Ucraina o dal fatto che i rumori lontani delle lotte fre fazioni islamiche in Irak si avvicinino trasmigrando nella vicina Libia.
Si tratta di nazioni in subbuglio ed in cui una qualsiasi forma di Stato stenta  a prendere forma.
Non vorremmo che di fronte di quelle gravi novità di guerra il nostro Paese continuasse a trastullarsi con le vicende dei dissidi interni fra partiti in cerca di nuove improprie identità, in modo cioé di non attivare una qualche politica mirata a reggere un indispensabile ed aggiornato modo di governo.
Ecco perché abbiamo taciuto sulle proposte di riforme istituzionali ed elettorali del governo "per bene" del leader Renzi in quanto riteniamo rappresentino solo un primo passo, utile anche se a nostro parere insufficiente, per offrire al Paese un sistema di governo al passo rispetto alle realtà interne ed internazionali.
Certo non restiamo ingabbiati ne "I dilemmi della democrazia" ( Vedi in Vetrina dei Libri ) dati dall'opposizione tra l'eguaglianza di J.J. Rousseau ed il pluralismo assertivo di A.de Tocqueville, come possono ben fare gli studiosi di filosofia politica, ma poiché in politica occorre scegliere, crediamo attuale la scelta di una "Democrazia a Stelle e Strisce".
Per questo, essendo la nostra Costituzione stata scritta da 75 padri costituenti, crediamo che più di cittadini chiamati alle urne o governi transeunti, occorra una proposta che parta dall'alto di un consesso di autorità culturali, sociali e giuridiche per cui ai primi fondanti 12 Articoli  si possa aggiungere un testo ispirato alle strutture della democrazia americana.
Infatti come più volte abbiamo notato, non è pensabile che il nostro Paese , articolato in realtà cittadine e regionali diverse e tanto vive da costituirne la caratteristica peculiare, unificato dal miracolo risorgimentale e sconquassato dalle guerre del "secolo breve", possa essere rigenerato dall'imitazione di statuizioni pur egregie come quelle francesi o tedesche, ovviamente tralasciando quella inglese per le ancor più antiche origini.
L'imitazione del semipresidenzialismo francese non potrebbe avere la radice di quella "Patrie" che dalla rivoluzione di fine Settecento è stata la forza che ha permesso il superamento di tutte le crisi politiche della Francia.
Per altro verso l'imitazione dello Stato Federale Tedesco non avrebbe le radici che hanno permesso nell'ottocento alla Prussia di federare i land che, in modi diversi, costituiscono a tutt'oggi la struttura portante della Germania.
Dunque la radice plurisecolare delle nostre diversità non può essere corretta da una proposta limitata e senza l'avvallo dell'elettorato e che, per quanto riguarda il Senato, non può che rappresentare una specie di caricatura di quello germanico.
Certo pensiamo che con il presente Parlamento il buon Renzi non abbia potuto spingersi oltre, ma riteniamo necessario che alle prossime elezioni , tanto più se nel 2018, occorra preparare gli elettori ad un voto che definisca in modo esauriente il tema indifferibile della riforma costituzionale.
E per quanto sopra puntualizzato la nostra proposta resta ferma al modello statunitense secondo quanto da tempo illustrato nelle tesi della "Costituzione performata".
Di qui la necessità di passare da questi saltuari scritti a strumenii in grado di diffondere la nostra proposta negli ambiti più diversi dell'opinione pubblica e non certo per formare un nuovo partito, ma per dare l'opportunità a formazioni le più diverse di contribuire a che una maggioranza di cittadini ben informati avvalli con il libero voto una possibile nuova struttura della nostra Costituzione.

Joe Motore.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 02 Marzo 2015 09:45 )