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8 Aprile 2015 - Le radici della debolezza costituzionale.

Non stupisce che una revisione costituzionale sia posta in essere da un governo composto per lo più da volti nuovi della politica politicante: in effetti la vecchia politica della cosiddetta prima Repubblica e quella residuale della seconda non erano andati oltre modesti annunci presto sommersi dalla confusa routine dei lavori parlamentari.

Certo invece stupisce che insigni costituzionalisti continuino da tempo a criticare alcuni aspetti delle riforme istituzionali proposte dal Governo Renzi senza però, come dire "prendere il diavolo per le corna", ossia proporre una complessiva riforma costituzionale, come a nostro avviso richiederebbero i tempi attuali.
Eppure si scopre che nei terribili anni di guerra del '42 e '43, due giovani professionisti, Galimberti avvocato e Rèpaci avviato alla futura carriera di magistrato, forse unici per tempra e comprensione di ciò che sarebbe occorso al Paese dopo la tragedia che stava vivendo e, per precisione, "nell'intimità di un dialogo interpersonale, al di fuori di qualsiasi confronto politico ed intellettuale esterno" ( Zagrebelsky a pag. 29 ), scrivono il "PROGETTO di COSTITUZIONE CONFEDERALE EUROPEA ed INTERNA". ( vedi in Vetrina dei Libri ).
Ed a questo sorprendente testo che si "riferisce ad un'Europa federata, dotata di organi originali e sovrani, ferme restando su un piano paritetico le sovranità interne dei singoli stati federati" ovvero "gli stati membri non perderanno il loro nome.................perchè resteranno tutti quanti autonomi" ( Bonanate a pag. 5 ), gli scritti introduttivi di Bonanate, Zagrebelsky ed Ornaghi offrono il suggello delle loro competenze ed osservazioni.
Non è il caso di sottolineare quanto ancor oggi si sia lontani sul piano interno ed europeo da una qualche statualità federale che in qualche modo richiami la visione degli autori del PROGETTO, ma ancor più quanto siano timide le proposte per un miglioramento della statualità italiana prima dell'eventuale progressivo cammino dell'unità europea.
Forse la raccolta di pubblici interventi degli ultimi vent'anni dal titolo "Tarda Democrazia" di Lorenzo Ornaghi ( vedi in Vetrina dei Libri ), evidenzia la complessità del tema e, proprio perché solo futuri tempi lunghi potranno darvi delle risposte, l'autore ha voluto indirizzarli ai suoi studenti.
In questa traccia certo prevale lo studioso che non dà soluzioni ma segnala quanto la "dispersione dei poteri sempre più avvolge i partiti e sempre più intacca il loro rapporto con le Istituzioni....................e contestualmente, all'allentarsi del nesso tra partiti e società si stempera quella politicità della Costituzione in cui consisteva il nesso principale della Carta del '48." ( pag. 325 )
Questo vuol significare che l'attuale crisi dei partiti si riflette su una crescente debolezza costituzionale con conseguente "diminuita capacità ( delle costituzioni ) di regolare la poltica". ( cit. di Dieter Grimm a pag. 326 )
Poiché la politica è pur sempre fatta di "corpo e sangue", la nostra presunzione ed insufficienza rispetto alla completezza di vite dedicate a studi giuridici e sociologici, ci porta a notare che complessivamente troppo ci si curi di ciò che si è detto e studiato circa le democrazie europee, trascurando il dato di ciò che regge lo Stato e le Istituzioni degli U.S.A.
Qui sta la ragione della nostra visione che, mantenendo i cardini costituzionali per ciò che riguarda libertà, diritti dei singoli, affermazione del valore della tutela dei poveri e disereditati, li completi col rendere allo Stato, democraticamente costituito, la capacità di scelte temporizzate atte a perseguire realmente tali finalità costituzionali.
Forse che tale nostra scelta di un "Federalismo Presidenziale" del tipo statunitense rappresenta un salto troppo ardito e senza sufficienti radici culturali per essere positivamente perseguito ?

Joe Motore.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 10 Maggio 2015 08:58 )