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30 Ottobre 2016 - Motore - Vitalità necessaria.

Da tempo parte del mondo occidentale è regolato da istituzioni democratiche di forme diverse, ma sostanzialmente basate su elezioni generali che ne scandixcono i tempi e ne determinano gli indirizzi politici.
Pur il nostro Paese è retto da una democrazia che ha il suo fulcro in una Costituzione da molti osannata come immutabile per le qualità dei suoi estensori e per il mantenimento degli equilibri politici anche in periodi di grandi mutazioni sociali ed ideologiche.
Negli ultimi trent'anni però si sono verificate delle mutazioni profonde nel modo di percepire la politica per cui dalla politica dei partiti si è passati alla politica delle coalizoni per arrivare a quella dei Leader, di destra o di sinistra come suggeriscono i nomi vuoi di Berlusconi prima ed ora di Renzi.
Ma sotto sotto il Paese, più che passare convintamente da un tipo di partecipazione ad una di nuovo tipo, pare sia diventeto "il paese dei NO".
Non si tratta solo della vittoria del NO al referendum costituzonale, ma come rilevano in molti ( vedi Edit. Lettori - la stampa.it del 11.12. 2016 ) "bisognerebbe sottolineare che gli elettori contrari alla riforma costituzionale coincidono, a parte alcune incomprensibili eccezioni (Berlusconi e soci), con i sostenitori del "no" a prescindere, in ogni campo; dalla Tav ai rigassificatori, dalle liberalizzazioni dei servizi pubblici agli inceneritori, dalla sharing economy a McDona1d’s..........Ma nell’economia auspicata dagli anti-tutto e dai benecornunisti, alla fine la gente dovrebbe vivere solo di sussidi, creando così le premesse per precipitare rapidamente verso la povertà più assoluta."
Quello che non pare sia percepito non solo dai comuni cittadini, ma pure da chi dovrebbe essere più addentro alle cose pubbliche quali i politologi o gli stessi giornalisti, ossia che  anche in democrazia occorrono dei governi in grado di affrontare e decidere rapidamente  sui problemi che emergono nel contingente ed ancor più nei casi in cui si viva un periodo di crisi.
Nel contesto di queste ultime non si tratta di aumentare la mielina per l'aiuto ai più bisognosi, ma di affrontare le difficoltà del presente con chiarezza d'intenti e di richiamare tutti ad esplicare una maggire energia in ogni campo di attività, anche a rischio di pagare  prezzi più alti, pur di trovare soluzioni adeguate rispetto ai problemi del presente. In questi casi il vecchio tema del "rimboccarsi le maniche" tutti, dall'alto al basso egli strati sociali, dovrebbe essere un dato ineludibile ed incontrovertibile.
Pare invece che questo nostro Paese non sappia più, o meglio non voglia più spendersi in questo unico e non surrogabile atto di vitalità.
Dalle Associazioni ai Comuni, dai Comuni alle Regioni e da queste allo Stato, si ha un rimpallo di richieste di aiuti che finiscono in un mare di mozioni chiacchierate e senza esiti concreti.
Si pensi ad esempio alla presidenza Napolitano, da più parti lodata per il suo equilibrio, nei vari passaggi dalla cosidetta prima Repubblica alla Seconda ed ora all'attuale presidente Mattarella che dovrebbe vivificare l'ipotesi di una futuribile terza: non sono forse solo pacifiche immagini di una realtà che invece dovrebbe essere affrontata da Istituzioni e Parlamento in forza di leggi adeguate ed aggiornate in modo di rendere il Paese in grado di affrontare il mare turbinoso della cosiddetta globalizzazione ?
La nostra ipotesi di Repubblica Presidenziale forse costringerebbe questa Repubblica degli eterni compromessi a far sì che i Leader eletti dovrebbero comunque diventare degli Statisti, di basso o alto rengo secondo le personali capacità, ma comunque statisti e non più comuni servitori dello Stato condizionati da mille congerie di interessi più che non da un Parlamento uno e responsabile.

Joe Motore.