PP - Comparazioni Minime
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12 Marzo 2013-Premessa ad alcune comparazioni minime.

Avendo concluso sia pure in modo del tutto superficiale il confronto fra i Poteri italiani e statunitensi, ( Vedi in Argomenti -Parlamenti, Pesidenti e Formazione delle Leggi )  è venuto il momento di addivenire ad una qualche comparazione selettiva in modo di iniziare a dare forma ad una qualche proposta in grado di permettere alcune incisive modifiche al nostro testo costituzionale.

E' però utile un'osservazione generale: i due documenti relativi agli S.U. si aprono con due affermazioni di tutto rilievo ossia, nel primo caso, che "Il congreso degli Stati Uniti rappresenta un modello di Bicameralismo paritario", espressione confermata pienamente dal secondo caso quando si afferma come "Coerentemente con i principi di separazione e di bilanciamento di poteri che caratterizzano la forma di governo statunitense, nessun potere può incidere sulla permanenza in carica dell’altro".
Questa osservazione costituisce una ferma risposta a chi teme che un presidenzialismo di tipo statunitense possa preludere ad una qualche forma di governo autoritario.
E' pur vero che dai tempi dei rinomati testi di Tocqueville si abbia una copiosa letteratura in cui si sottolinea come il presidenzialismo all'americana possa essere soggetto al pericolo della dittatura della maggioranza nel caso in cui Senato e Camera dei Rappresentanti siano espressione di un solo partito, ma pare che questa situazione si verifichi di rado proprio in forza del profondo senso di appartenenza ad una democrazia virtuosa del popolo americano.
Epperò il problema italiano non è tanto quello della "dittatura della maggioranza" quanto quello della "frammentazione parlamentare" o della dispersione del voto popolare in mille rivoli l'un contro l'altro armato.
E certo che nel caso italiano, oltre ad avere degli esecutivi quasi ostaggio di maggioranze eterogenee che nel caso di provvedimenti necessari ed urgenti si frantumano ed impediscono qualsivoglia atto di governo, siamo di fronte all'urgenza di meglio definire quel dettato dell'Art. 117 Cost. , in cui da un lato si dichiara che "La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali." e dall'altro si afferma che "Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato." con la conseguenza che, ogni regione optando per un proprio statuto, di fatto sono dati riferimenti diversi a cittadini che appartengono pur sempre ad un unico Stato.
Per di più, si voglia o meno considerare il dato politico per cui da più parti, superato l'improvvido richiamo delle secessioni, si pensa ad accorpare alcune regioni in macro regioni in modo di avere maggiore equità e responsabilità nelle distribuzione delle risorse statali e locali, ecco che da tempo si è ipotizzato di passare da un bicameralismo perfetto ad una Camera dei Deputati eletta a suffragio universale ed ad un Senato espressione delle autonomie locali.
Sulla base di questi pur generalissimi imput non crediamo sia possibile continuare a produrre studi degnissimi senza iniziare un processo di realizzazioni statutarie che procedano alle pur già tanto dibattute riforme dello "Spendig review" e che ovviamente richiedono poche ed incisive riforme costituzionali.
Anche per questi fini, oltre a presentare gli ordinamenti italiani e statunitensi, stiamo considerando comparazioni selettive con le Costituzioni anglosassone e francese, proprio perché da esse possono essere tratti utili esempi di aggiornamenti conseguenti, non molto chiacchierati e senza rischi di pericolosi salti nel buio di opinioni publiche disilluse e non guidate da politiche costruttive.

Joe Motore.

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 23 Agosto 2013 17:07 )